Lo scavatore Spid e l’oro dei talenti

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Il giocattolo con l’anima…

“Anche io voglio la mia favola!” mi disse Spid. “Cosa vuoi che racconti di te?” domandai.

“Sono uno scavatore!” rispose, “e quindi?”, “parla di come sia importante scavare dentro se stessi”, “fallo tu” risposi, “non posso lo sai, non ho le mani per scrivere, tu si!”. “Basta un pò di fantasia e tutto diventa possibile lo sai anche tu Spid”,“ lo so… ma tu sei più brava con le parole”. “Ok allora tu detti e io scrivo va bene?”, “si”.

Spid cominciò a dettare.” Bisogna scavare dentro se stessi per trovare i tesori racchiusi in noi. Ogni uomo ha dei talenti meravigliosi, bisogna trovarli così la persona può cominciare a brillare e poi tutti la vedono perché diventa più luminosa e bella. I tesori racchiusi dentro se stessi bisogna cercarli bene, ce ne sono tanti. Sono molto importanti da utilizzare, il mondo ne ha bisogno, per renderlo migliore. Io sono lo scavatore Spid! e rappresento la ricerca di sé. E’ molto importante, devi diffonderla. Le persone non riconoscono il proprio valore perché non conoscono i loro talenti, tu li devi aiutare!”.

“Io!?” risposi sbalordita. “ Si tu”. “E come posso farlo?”, “con l’amore che hai dentro, trova il modo”. “Ma sei tu lo scavatore che cerca i talenti”. “Si è vero, ma tu li puoi valorizzare, siamo una squadra no!? Andiamo a caccia di tesori! Così cambiamo il mondo! Si si dai! Aiutami!. Le persone hanno smesso di sognare e di vivere…non posso più stare a guardare. Aiutami dai, ti prego! Insieme si può”.

“Mio caro Spid il tuo cuore è così buono e hai tanto ragione, bisogna fare qualcosa. Va bene allora, ti aiuterò”.

“Mio caro amico tu che leggi, si tu. Guardati dentro, scava a fondo ma non troppo, perché i tuoi tesori sono lì che aspettano che li trovi e li fai brillare. Sei una persona unica e meravigliosa ed è importante che tu lo riconosca e che ti ami un pò di più. L’amore può guarire tutto, anche il mondo. Abbiamo bisogno anche di te per farlo, aiutaci ti prego…”

“Sei contento Spid?”, “si si molto!”. “Allora posso finire la favola?”, “aspetta ci penso…vedo se mi viene in mente altro”. “Ok pensaci su.. in caso scriveremo un’altra favola”. “ Si brava! Magari ne scriviamo un’altra la prossima volta”.

“Va bene allora, grazie Spid”, “grazie a te cara”

L’avventura continua…

Laila Rosèla

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Le avventure del Carro Armato Bum

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Il giocattolo con l’Anima…

Bum era un Carro Armato particolare, lui non amava la guerra ma le battaglie. Le sue lotte erano in difesa dei più piccoli e degli indifesi. Non voleva conquistare terre o popoli, ma vincere sfide.

Aveva imparato che la vittoria più grande era superare le proprie insicurezze e aiutare gli altri a sconfiggere le loro.

Un giorno Bum era nella vetrina di un negozio e guardava la strada. Le auto che transitavano, le persone che passavano. Cominciò a riflettere fra sé, iniziò a pensare a come poter essere utile agli altri.

La sua forza la voleva dedicare per fini umanitari, per rafforzare l’animo umano e rendere le sfide della vita più piacevoli.

Superare i limiti che l’uomo pone a se stesso era un obbiettivo davvero importante, e il Carro Armato Bum ne aveva fatto uno stile di vita.

Ma come poter trasmettere questo messaggio ai bambini per renderli più forti e audaci?

Non aveva ahimè il dono della parola, ma l’energia in lui contenuta poteva infondere coraggio e determinazione in chiunque gli stesse vicino.

Di lì a poco i suoi pensieri furono interrotti da un uomo, che attratto dalla cura con cui era stato realizzato quel giocattolo in vetrina, si fermò ad osservare. Le rifiniture e la maestria con cui era stato realizzato lo colpì molto, era da tempo che non vedeva più giocattoli in legno così curati.

“Bellissimo questo Carro Armato!” Pensò l’uomo, potrei regalarlo al mio nipotino. E così fu, entrò nel negozio e acquistò subito il giocattolo, anche la scatola gli piaceva, era semplice in cartone naturale e vedendo l’etichetta attaccata sorrise.

“Pensa un po’ che nome curioso è stato dato a questo giocattolo, “Bum” davvero appropriato”,

commentò l’uomo con il negoziante.

Il Carro Armato dal canto suo era contento, usciva dalla vetrina ed entrava a far parte del mondo, poteva incominciare la sua missione!

Portare coraggio e sconfiggere i nemici, non quelli esterni ma quelli che abbiamo dentro di noi, quelli che limitano le nostre azioni e le nostre realizzazioni.

Lui voleva cominciare proprio dai bambini, per aiutarli a crescere più forti e più sicuri, così che avrebbero potuto creare nel loro domani un mondo migliore…

Laila Rosèla

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Filastrocca del Dondolo Dante l’Elefante

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Dondola dondola Dante, il Dondolo Elefante…E dove mi porterai? Lo sai? Lo sai?

“ Certamente si! Da qui a lì! Dondolando piano piano andremo molto molto lontano…”E cosa troveremo?

“ Un cielo sereno! Nessuna nube, nessuna tristezza, solo gioia e festa!”. “Davvero? Dai!?

“ Certo che si! Vedrai vedrai.”

Dondola dondola Dante, il Dondolo Elefante…

“ La magia ci condurrà dove i sogni diventano realtà.”

“Chiudi gli occhi ed entra nella favola, non temere tutto potrai vedere.”

“Incomincia a sognare e tutto potrai realizzare..”

Dondola dondola Dante, il Dondolo Elefante…

 

 

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Il Viaggio dei Giocattoli con l’Anima… La Partenza

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“ E’ ora di andare! “ Disse l’Aereo Spad”, “ I Bambini ci aspettano! È troppo tempo che siamo rinchiusi in queste scatole. Il Natale si avvicina, ci attendono!”.

“Un fantastico viaggio ci aspetta. Dobbiamo portare la fantasia nelle case! Sta quasi scomparendo, nessuno crede più nei sogni, dobbiamo riaccendere la passione per la vita attraverso i sogni e la fantasia!”

“Molti adulti ormai si sono spenti e non hanno più fiducia nel futuro, solo i bambini possono salvare questo mondo. Dobbiamo riaccendere in loro la fantasia e l’immaginazione, solo così si può creare un mondo nuovo!”

“Ohi voi svegliatevi tutti! Giocattoli con l’Anima! È ora di andare in missione! Tutto è pronto ormai, il viaggio può iniziare!”

“Ognuno di voi deve trovare una casa in cui andare ad abitare”. “State sempre vicino hai bambini nelle loro camerette. Siate loro vicini quando tornano da scuola, avranno bisogno di voi per riaccendere la fantasia che sovente gli adulti spengono.”

“ Fate inventare loro delle storie, insegnategli a credere in se stessi, ad avere fiducia nelle loro capacità.”

“ Ora andiamo il momento è giunto,  partiamo tutti insieme”.

“ Ma dopo non ci vedremo più!” disse la Ruspa Sped timorosa…

“ Sped tranquilla, ci sarà un Portale dove noi ci potremmo sempre ritrovare. In cui le nostre storie verranno narrate. Si parlerà di noi. I bambini lo faranno ed anche i loro genitori. Racconteranno delle nostre avventure nelle loro case, di quanto abbiamo reso la loro vita più felice.”

“Impareranno a stare insieme per creare nuove storie su di noi e tutti voteranno le più belle!”. “ Vedrai Sped tutti parleranno di noi…”

“Quello che mi rammarica è che siamo in pochi e non riusciremo ad entrare in tutte case. Solo poche fortunate famiglie avranno il piacere di accoglierci.”

“ Come ormai sapete il vecchio falegname che ci ha costruiti non lavora più, la sua fabbrica ha chiuso e la donna che ci assemblava con tutto l’amore di cui era capace ora è molto indaffarata. Ha deciso però di trovare ancora un pò di tempo per noi, per trovarci una casa e scrivere ancora di noi e delle nostre avventure”.

“Lei crede ancora in noi. Anche se tutto attorno si è spento, lei crede ancora in noi.

In lei è viva ancora la fiamma della passione, lei crede ancora nei sogni e quando immagina, crea…”

“ Lei ci accompagnerà ancora una volta, come una madre per i suoi piccoli, fino a quando abbiamo trovato tutti una casa”. “

“Non dobbiamo deluderla! Lei è tornata indietro per noi. Lo so, ci aveva abbandonati tutti e noi abbiamo sentito il vuoto che ha lasciato”.

“ Non poteva fare altrimenti, i costruttori non credevano più in lei ed hanno dato ad altri la gestione di tutto. Ma loro non ci amavano… Ci vedevano come bei pezzi di legno da vendere”.

“Lei ci amava ed è tornata indietro per questo. Lei ci conosce uno ad uno e ci ama ancora molto…Lo so, lo vedo quando si commuove pensando a noi. Quando i suoi ricordi la portano lontano indietro nel tempo, quando tutto ebbe inizio….e lei si innamorò di noi”.

“ Ha dato il meglio di se per tutti noi! Ci ha dato l’Anima…”

“E sono sicuro che continuerà a farlo per tutto il nostro Viaggio…”

Laila Rosèla

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Le avventure del Camion Pippo….

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Il Giocattolo con l’Anima…

C’era una volta un camion, il suo nome era Pippo, un nome decisamente bizzarro

ma che gli calzava a pennello.

Pippo se ne andava tutto il giorno qua e là trasportando oggetti.

Tutti lo chiamavano per le commissioni più svariate, lui era sempre a disposizione di tutti.

“Tralla là, tralla là” diceva sempre quando arrivava in un posto,

era sempre allegro e contento.

A volte lo chiamava il muratore per trasportare le macerie delle case, altre volte il fabbro lo chiamava per trasportare quel pesante ferro che trovava in giro e lo portava a smaltire alla discarica.

Veniva caricato e scaricato più volte al giorno. A lui piaceva questo lavoro, in più si divertiva un mondo ad azionare il cassone ribaltabile ogni qualvolta doveva scaricare la merce.

Questo era il suo lavoro e si sentiva utile. Viaggiava tutto il giorno per la città e la gente lo chiamava…Pippo! Pippo! E lui se ne andava trotterellando qua e là gonfio di orgoglio per la sua utilità.

Ma un giorno, uno strano giorno qualcosa cambiò…non si spiegò il perché ma le persone smisero di chiamarlo.

Non ci poteva credere. “ Che cosa era successo cosi all’improvviso?” Si guardò, si osservò…”Ma che ho? Come mai nessuno mi chiama più?” Si domandò Pippo.

Presto detto e la sua domanda ebbe presto risposta.

Vide in lontananza un camion, un grosso camion con un fiammante cassonetto rosso, era tirato a lucido, nuovo di pacca.

Pippo rimase senza fiato. “E questo chi è?” si domandò stupefatto.

“ Che ci fa qui? Chi l’ha mandato?”.

Non era abituato ad avere concorrenti, la città era sua punto e basta, era solo lui a fare i servizi e si sentiva un Re, fiero e orgoglioso del suo lavoro.

“E Ora? Si domandò, <<Adesso che faccio? Non posso farmi soppiantare da questo damerino tutto laccato, ne va del mio onore>>.

Intanto John, se ne andava in giro per la città tutto borioso per il suo bellissimo camion. Gli abitanti cominciarono ad ingaggiarlo.

“Ehi John! Vieni qui, ho bisogno di te! Ehi John!

Vieni qua anche io ho bisogno di te!”.

Intanto Pippo da lontano guardava atterrito.

“Che farò ora? Nessuno mi vuole più. Ma perché? Cosa mi manca?

Non mi vogliono più perché non sono colorato come lui?

Quale sarà il mio destino?”

Pippo era troppo scoraggiato per comprendere che, se avesse voluto avrebbe trovato altre attività. Nulla è perduto per chi ha fede…

Ma lui in quel momento di fede ne aveva ben poca e tutto abbattuto se ne andò dalla città.

Viaggiò diversi chilometri senza meta, non sapeva dove andare. Ma di li a poco nella periferia del paese vide un contadino che con fatica doveva trasportare delle balle di fieno, ma il suo carretto era troppo piccolo e vecchio per trainare tutto quel peso.

Allora Pippo felice offrì il suo aiuto al vecchio contadino che ben lieto accettò di buon grado.

Fece così bene il suo lavoro che di li a poco ebbe tutta la contea che richiedeva i suoi servigi. << A volte non serve disperarsi, perché innumerevoli opportunità ci attendono, basta aver fede >>, gli disse il vecchietto a cui aveva raccontato la sua sventura in città.

Pippo ora era felice, lavorava più di prima e si sentiva davvero più utile in quella terra sconfinata…

 

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Le Avventure dei Giocattoli con l’Anima… Il Negozio e le buie scatole…

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Ohi! Che buio in questa scatola! Voglio uscire! “Ehi tu Ruspa Sped! Come va ?” “Non ti senti stretta?”, “Non me ne parlare Trattore Fattore, non vedo l’ora di uscire”.

“Chiamiamo l’Escavatore Spid, sentiamo cosa dice”, affermò il Trattore. L’Escavatore si trovava nel ripiano più in alto nella scaffalatura del negozio di giocattoli.

“Chissà se ci sente da lassù?”, “Escavatore Spid!!!” “ mi senti?” “Ehi Spid!”.

Nulla nessuna risposta dal ripiano superiore, che abbia una scatola sonorizzata? Pensò il Trattore Fattore. Però il trattore era un tipo testardo, non mollava facilmente.

“Ehi Ruspa dai al mio tre urliamo insieme!” “Chiamiamo Spid l’Escavatore, il suono della mia voce muore nella scatola, forse in due ci riusciamo”.

 “Ok ci sto” disse Sped “ chi conta?” , ”come chi conta?” disse il Trattore, “ è che io non so contare” disse la Ruspa abbassando timidamente la benna, “ davvero non sai contare?” ribatté il Trattore, “davvero…”rispose  Sped.

In quel momento era contenta di essere nella scatola così nessuno la vedeva, si sentiva rossa di vergogna, anche se non era possibile dato che il suo costruttore non l’aveva tinta.

Aveva preferito lasciare che ogni giocattolo fosse privo di colore, voleva esaltarne le meravigliose venature del legno, ogni piccolo nodo. In quel modo rendeva ogni giocattolo unico, singolare. Anche se le fattezze erano identiche, ma le striature lo rendevano diverso. Al costruttore piacevano cosi.

 Anche i giocattoli ne erano contenti, perché si sentivano diversi, e in fase di rifinitura si osservavano un con l’altro per guardarsi nelle differenze.

 Il bello veniva quando il falegname prendeva su il gioco e lo rimirava per guadare se ci fossero eventuali imperfezioni, poi prendeva la carta vetrata e gli dava un carteggiatina veloce. Lui non poteva sapere quante risa silenziose uscivano dal giocattolo, quelle carteggiatine gli facevano provare il solletico. Non poteva neppure udire le loro voci, che dicevano “anch’io!” “anch’io!”. Tutti volevano una carteggiatina per ridere e giocare un po’.

Poi arrivava il momento di essere messi nella scatola. Lì il buio, anche se la scatola era bella e confortevole, il giocattolo amava stare fuori a giocare con i bambini.

“ Che è successo? Perché sei silenziosa Ruspa”, “ mi vergogno” rispose lei. “ Ma dai? Non ti devi vergognare, imparerai un giorno o l’altro, nessuno nasce imparato?”. “Vedrai che quando andrai in casa di un bambino imparerai un sacco di cose, mentre lui apprende tu sentirai e diventerai istruita”. “Ma ora basta, chiamiamo Spid, al mio tre! Uno…Due…Tre… Spid!!!!” urlarono in coro.

 “ Ehi! Che c’è? Chi mi chiama?”, “ Siamo noi “ disse il Trattore, “siamo io e Sped”. “Ciao Fattore, cosa e’ successo, perché mi chiami? Stavo schiacciando un pisolino”. “Scusa Spid non volevo svegliarti, ma non sei stanco di stare nella scatola?”, “ Un po’ a dire il vero, avrei bisogno di sgranchirmi un pochino”. “Noi ci stiamo annoiando da matti e vogliamo uscire!” . ”Già ma come si fa?” rispose Spid,

“Chiama lo schiacciasassi Spod, lui è possente forse gli viene un’idea”, “ok ma dato che lui è più in alto di te forse non mi sente, chiamiamolo tutti insieme” disse il Trattore, “va bene” ribatté Spid .

“ Stavolta conto io fino a tre” disse timidamente Sped. Spid rise…”la timida Ruspa ha preso coraggio”, “Si! Voglio provare a contare” disse orgogliosa. “ Ok brava! comincia” ribatté Fattore. “ Uno…Due…Tre…!”

“Spod!” “Spod!” Spod!”. “ Chi è? Che cosa volete?” disse Spod con la sua vociona grossa. “Siamo noi! Gli altri giocattoli con l’Anima! ”, “ciao Fattore ti ho riconosciuto sai, sei sempre quello che fa casino e organizza scorribande”, “che è successo? Perché mi chiamate?”, “ siamo stanchi di stare nelle scatole e vogliamo uscire, ma non abbiamo idea di come fare”.

 “ Che cos’è tutto questo casino?” disse Culla Nanna, “ mi avete svegliato!”. “Non brontolare sempre, Nanna” disse Spod con il suo vocione, “c’è in atto una riunione fra i giocattoli!”, “riunione per uscire dalle scatole” replicò Spod, “allora bisogna convocare tutti” ribatté lei con la sua vocina squillante. “Ok chi manca all’appello?” chiese Spod al Fattore, “la Locomotiva e tutti i Vagoni, poi l’Altalena Serena, il Carro armato Bum, il Camion Pippo, il Carro Porto, l’Aereo Spad e i Dondoli”. “Udite! Udite! Svegli tutti! Ogni Giocattolo  è convocato per la riunione generale!” disse Nanna con la sua voce super squillante.

 Per la sorpresa degli altri giocattoli l’effetto di Nanna fù sorprendente, tutti nel giro di poco erano attenti e vigili.

Fattore mise al corrente tutti dell’idea di uscire dalle scatole, dato che tutti erano d’accordo ma nessuno aveva idea del come, ognuno pensò a come con i propri mezzi potesse aiutare nell’impresa.

Il primo a prendere la parola fu l’Aereo Spad “ci penso io!” disse. “Come?” ribadì Spod, “ io posso volare!” disse felice Spad “e quindi?” disse Fattore, “io mi innalzo in volo poi passo vicino ad ognuno di voi, mi faccio cadere di colpo su un angolo della vostra scatola e la faccio cadere a terra!”. “ Bella idea!” disse Spod “ma non ci faremo male” ribadì la Ruspa, “ma no tranquilla c’è la scatola che attutirà il colpo a terra”, “ok! Bella idea Spad, proviamo” disse Fattore.

Una ad una Spad fece cadere le scatole a terra, i giocattoli ne uscirono illesi e felici. Ormai era l’alba e di li a poco sarebbe arrivato il negoziante ad aprire il negozio. Chissà che avrebbe detto nel vedere tutto quel casino. Ma i giocattoli ora erano contenti, erano tutti fuori dalle scatole pronti a giocare. “L’unione fa la forza” disse la saggia Locomotiva…

Di li a poco cominciarono a sentirsi osservati… Dalla vetrina si vedevano un ammasso di scatole con i giochi di fuori, una sorta di disordine composto.

Sembrava creato apposta, attirava magicamente l’attenzione dei passanti e soprattutto quella dei bambini, che ogni giorno mentre andavano a scuola si affacciavano alla vetrina per rimirare i loro giocattoli preferiti.

Ma evidentemente erano sfuggiti ai loro sguardi quei giocattoli in legno. Forse troppo chiusi nelle scatole o messi troppo in alto per vederli. Sta di fatto che al suo arrivo il negoziante si trovò una discreta folla ad aspettarlo davanti al negozio.

Con grande sorpresa aprì il negozio, era insolito trovare tutta quella folla ad aspettarlo.  Però quando entrò ne capì il motivo, anche se non capiva come mai tutti quei giocattoli erano lì per terra.

Ma non ebbe il tempo per pensarci su, poiché i bambini si erano già fiondati sui giocattoli e ognuno ne prese il possesso. Non tutti i giocattoli furono acquistati quel mattino, ma ne erano certi quelli che rimasero lì, il passaparola avrebbe portato altri clienti e ogni gioco avrebbe trovato un bimbo con cui giocare e una nuova casa in cui abitare, lontano da quella buia scatola…

 

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Laila Rosèla

 

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Altalena Serena

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Le avvenute dell’Altalena Serena

Oggi era il giorno! Oggi era quel giorno, ne era certa, era talmente eccitata che non stava più nella buccia. Glielo aveva detto anche il suo costruttore, si ricordava bene mentre gli dava le ultime rifiniture con la carta vetrata”Quella a grana fine per farti più bella” Come diceva lui. “Vedrai, vedrai” intanto che la rimirava orgoglioso “ un bel giorno qualcuno ti prenderà dallo scaffale e ti porterà via dal negozio di giocattoli, ti condurrà in una bella casa e giocherà con te tutto il giorno ……”.

E chi poteva dargli torto, era proprio una bella altalena, tutta di legno lavorato, di quelle che usano le bambine per giocarci con le bambole. Le mettono a dondolare a due o tre dipende da quanto sono grandi le loro preferite e mentre sorseggiano un buon tè, giù a chiacchierare tutto il pomeriggio come delle vere Signore.

Inoltre mancava poco a quel giorno, come lo chiamavano gli altri giocattoli già …? Ah si! Natale! E’ un periodo, gli avevano spiegato, in cui gli scaffali si svuotano e tutti i giochi trovano una loro casa.

Nel frattempo che fantasticava sulla sua vita futura, con paesaggi e scenari da sogno, non si era accorta che una bambina, ben vestita e con un leggero profumo di lavanda, la osservava già da un po’ rimirandola da tutti i lati.

“Eccola e lei, è quella che ho visto a casa di Laura !” gridò all’improvviso, facendo sobbalzare non poco le persone circostanti “ Mamma, mamma, voglio quella è proprio lei” .

Con calma flemmatica, una signora, dall’indubbia somiglianza con la bambina, si apprestò a controllare l’oggetto responsabile dell’entusiasmo di sua figlia.  Con fare un po’ distaccato di chi è abituata a soddisfare i desideri dei figli e dopo un rapido controllo al cartellino del prezzo, disse con fare benevolo “ Si d’accordo è molto bella e il prezzo è giusto”, riflettendo sul fatto che quell’oggetto s’intonava perfettamente con l’arredamento della stanza dei giochi, anche il colore del legno era giusto.

Il destino della bella altalena fu presto compiuto e dopo un rapido passaggio alle casse per i gesti di rito, il giocattolo trovò il suo provvisorio alloggio in un’ampia borsa tutta colorata, con impresso all’esterno un bel disegno, raffigurante il negozio di giocattoli; non prima naturalmente di essere stata ben bene impacchettata e legata con un bel nastro rosso.

La breve sosta sotto l’albero di Natale in casa, non impensierì certo l’altalena, che di lì a poco sarebbe diventata un membro permanente della casa.

Il giorno fatidico dell’apertura dei regali, il pacco con il fiocco rosso attirò subito l’attenzione, l’aria fu riempita di un’esplosione di gridolini di gioia e Giulia, questo era il nome della fortunata, mostrò subito a tutti il suo nuovo gioco.

“ Guarda Papà, guarda che bella! adesso posso fare anch’io il gioco del te con le mie amiche“ una rapida occhiata seguita da un breve cenno d’approvazione dell’uomo, disegnò un bel sorriso sulle labbra della bambina, decretando l’ingresso ufficiale del giocattolo nella nuova casa.

La stanza dei giochi era stupenda. Le pareti di colore rosa, erano intervallate da due grandi finestre impreziosite da tende sottili e delicate che riempivano di luce calda l’ambiente . Giochi di vario tipo erano disposti ordinatamente sui vari scaffali. Conteneva inoltre molte bambole con i loro innumerevoli accessori, segno evidente di un discreto benessere.

L’altalena trovò subito posto al centro della stanza, su di un bel tappeto colorato a tinte gialle  e due belle bambole conquistarono il posto sulla panchina facendo bella mostra di se, con indosso  sgargianti vestiti viola e fucsia.

“Mamma domani posso invitare, Laura ed Elisa per fargli vedere i nuovi giochi?” il desiderio di mostrare i suoi nuovi regali era evidente e disegnò un sorriso soddisfatto sul volto della madre, quando voleva sua figlia era proprio uguale a lei.

“ Certo cara” fu la risposta pronta “ Ci penso ad avvisarle , così tu starai con le tue amiche ed io farò quattro chiacchiere con le loro mamme “

Il giorno dopo tutto era pronto e appena poco dopo l’ora concordata la casa si animò degli ospiti invitati e la nuova altalena fu presto al centro dell’attenzione. Era proprio uguale a quella di Laura anzi forse migliore più rifinita più … nuova.

 

Achille

 

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